Presentazione del progetto

Una recente indagine (Quesnel et al, 2018) ha stimato che tra il 32% e l’80% degli individui affetti da disturbi alimentari manifesti iperattività o una spiccata propensione all’attività fisica.
Tale comportamento rappresenta uno dei primi modi attraverso cui l’individuo cerca di influenzare il proprio peso corporeo e di compensare il surplus energetico derivante soprattutto dalle abbuffate (BN e BED). Tuttavia, questa tendenza può anche fungere da meccanismo di regolazione per affrontare i sentimenti negativi associati ai disturbi del comportamento alimentare.
Rispetto ai pazienti che non ricorrono all’eccesso di attività fisica, coloro che presentano questa caratteristica mostrano livelli più elevati di disagio psicologico e di comorbidità come depressione, ansia e disturbo ossessivo-compulsivo: queste condizioni sono associate a periodi di degenza ospedaliera più prolungati, tassi di recidiva più elevati e una maggiore cronicità della malattia.
E’ quindi fondamentale per questi pazienti ristabilire un rapporto sano con l’esercizio fisico attraverso un programma supervisionato (anche per poterlo quantificare oggettivamente) basato sulla propriocezione ed esterocezione, sull’allenamento dell’equilibrio statico e dinamico, della flessibilità nonché della forza e resistenza muscolare in modo da indurre un atteggiamento più positivo, e quindi una riduzione degli atteggiamenti disfunzionali, nei confronti dell’esercizio fisico stesso.
[Mathisen TF et al, 2018; Quesnel et al, 2018; Corazza O. et al, 2019]

AN, BN e attività fisica

Livelli anormalmente elevati di attività fisica sono stati documentati in tutta la letteratura in pazienti con disturbi alimentari (DE), in particolare quelli con diagnosi di anoressia nervosa (AN) e bulimia nervosa (BN). La maggior parte dei pazienti praticano esercizi compulsivi, spesso in una fase iniziale, il quale ha un impatto deleterio sul decorso della malattia. Può manifestarsi in tre diversi sottotipi: sport intensivo, aumento del movimento nella vita quotidiana e irrequietezza motoria.
L’esercizio compulsivo, correlato con un BMI molto basso, può incidere sul metabolismo osseo ed ormonale del soggetto, provocando nelle giovani donne la triade dell’atleta femmina, sindrome che presenta 3 componenti interconnesse fra loro: bassa disponibilità energetica (dovuta ad una restrizione calorica, un alto dispendio energetico o una combinazione delle due), disfunzione mestruale e bassa densità minerale ossea.
Indispensabile la psicoeducazione e un allenamento strutturato e supervisionato per imparare la differenza tra esercizio sano e esercizio compulsivo, migliorare la composizione corporea, il metabolismo osseo e l’assetto ormonale delle pazienti.
[Thomas DT, Erdman KA, Burke LM, 2016; Rizk et al, 2020; Snijders et al 2023]

Appunti operativi

Fascia d’età: 14-34 anni
L’attività sarà divisa in due gruppi divisi per tipologia:

  • Gruppo AN-BN
  • Gruppo BED e Obesità

Per l’attività è necessario il certificato medico non agonistico.
Durata dell’attività: 1 ora per gruppo, martedì pomeriggio

La Medicina dello Sport supporta la validazione scientifica delle attività, mettendo a disposizione un operatore per tutte le rilevazioni del caso. A questo andrà collegata anche la valutazione dell’aspetto psicologico.